In vetrina.

«Ci si stanca a dover sorridere sempre, il sapore delle lacrime è così dolce e di tanto in tanto le faccio passeggiare sul mio viso.»In vetrina.

Era immobile, come ad attendere una reazione su un volto troppo stanco per poter reagire, ancora e ancora. Spesso i suoi occhi si perdevano nella luce fredda riflessa ad uno specchio sporco, ma giudizioso.
«Da quando ti conosco, ho imparato a riconoscere a distanza i tuoi sorrisi, i tuoi silenzi, le tue parole un po’ fredde e un po’ colorite. Da quando ti conosco, ho imparato a guardarti negli occhi.» disse, osservando delle vecchie decorazioni natalizie che erano ancora in bella mostra nella vetrina di una storica libreria sul corso.
«E allora perché non mi guardi negli occhi? Ora.» risposi freddamente.
«Perché te ne andresti, come sempre. O non riusciresti a sorreggere il mio sguardo e cominceresti a guardarti le mani, o a prendere uno di quei libri, che son presenti nella tua borsa. E’ sempre così.».
Non riuscivo a pronunciare nemmeno una sillaba. Era come se quella risposta avesse congelato la mia lingua. Il palato aveva acquisito un gusto amaro e le mani cominciavano a sudare.
«Le vedi queste decorazioni?» mi chiese, indicando la vetrina che stavamo osservando da un bel po’ ormai.
«Sì.» riuscii soltanto a dire, e misi le mani in tasca per non fargli notare il mio acceso nervosismo.
«E’ vecchia questa libreria, saggia, ha sofferto la crisi, ma è ancora in piedi, nascosta in un angolo buio di una città in continuo movimento. Ogni anno il proprietario decora la vetrina per Natale sempre con gli stessi addobbi, ma lo fa con passione, con coraggio, come per voler cogliere l’attenzione di una clientela assente, e lascia quelle decorazioni per lunghi mesi, anche dopo la fine del Natale. Decorazioni che però nessuno guarda con attenzione.» mi spiegò, rimanendo impassibile davanti allo specchio della vetrina. I suoi occhi verdi fissi, mentre i suoi capelli color del legno di ciliegio si muovevano seguendo il soffio del vento, «Tu sei come il proprietario di questa vetrina.» concluse e poi si voltò a fissarmi.
«Non riesco a capirti…» sussurrai e mi voltai verso la strada opposta.
Evitai il suo sguardo, come sempre. Come aveva detto lui.
«Tu sei proprio come lui. Impieghi tempo e passione per migliorare la tua aura, sempre con gli stessi gesti e le stesse parole, e alla fine nessuno ci bada.»
«Certo che la gentilezza non rientra nel bagaglio della tua personalità!» gli dissi nervosa, cominciando ad andare via.
«Ehi… Io la guardo sempre questa vetrina.» esclamò e sentii che la sua mano aveva afferrato la mia, arrestando il mio cammino, «Io sto sempre a fissare queste decorazioni, son sempre le stesse, piene di polvere, immobili, eppure le ammiro. Sono brillanti, sono dolci. Non me ne stanco mai.» continuò e strinse anche l’altra mia mano.
Cominciai a fissare le nostre mani unite, le sue grandi, le dita lunghe e affusolate, le mie piccole, quasi come se appartenessero al corpo di una bambina.
«Non so che dirti…» provai a dire, ma forse quelle quattro parole erano suonate come un fischio rotto e sordo.
«Dimmi che resterai sempre lì, in quella vetrina. Sempre la stessa, che aspetterai i miei occhi, gli unici capaci di comprendere la tua bellezza. Dimmi che non cambierai, che non andrai via. E ogni sera mi ritroverai sempre lì, ad ammirarti. Ci sarò sempre.»
Un sorriso ricoprì dolcemente il mio volto, lo sentii accarezzarlo come la mano di una dolce mamma che scivola sul viso del proprio bimbo. Alzai lo sguardo e lui era lì, a guardare il mio viso stanco come se fosse la cosa più soave al mondo. E lui era lì.
«E poi sfido chiunque a stare dietro ai tuoi ragionamenti contorti e anticonformisti come riesco a fare solo io!» aggiunse ridendo.
Osservai quel suo bellissimo sorriso, assaporai ogni attimo di quel meraviglioso suono che era la sua risata. E il mio viso s’illuminò, ne avevo avvertito la luce, e cominciai a ridere anch’io.
«Piangere è facile, ma per chi come te ha conosciuto la sofferenza, ridere è la vera sfida. E voglio esserci, voglio lottare con te.» disse, continuando a dedicarmi quello sguardo unico.
«E io voglio avere te nella mia squadra. Solo te.» riuscii a dire, e lo strinsi a me, come non ero mai riuscita a fare prima, «E poi sfido chiunque a stare dietro ai tuoi ragionamenti radical chic come riesco a fare solo io!» aggiunsi ridendo e gustai ogni frequenza di quel suono ancora sconosciuto.

Benedetta Ferrara

Piccola.

Foto a cura di Claudio Santoriello.

Piccola.
Senza di te.
Guardo il cielo e i capelli rabbrividiscono,
Una spessa coperta di stelle argentee,
Adesso un tunnel che mi conduce all’infinito nel buio.
Fragile.
Senza di te.
Le mie mani tremano.
Prima, sempre prudenti su quei tasti ormai consumati.
Debole.
Senza di te.
Le mie gambe vacillano nel percorso che ho reso solo mio.
Volavano, prima, ad una spanna dal terreno.
I miei occhi, non riesco più ad ascoltarli.
Senza di te.
Confessavano segreti, suggerivano melodie, seguivano il filo della tua Anima,
Mi conducevano a te.
Adesso piango osservando quel cielo,
Incrocio le braccia al petto
E me lo concedo un sorriso.
Me lo voglio concedere. Sempre.

Ma piccola. Resterò piccola.

Benedetta Ferrara

E poi scomparvero.

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Se non ti scrivo più, non vuol dire che tu non stia sempre oziando in quell’angolo nebbioso della mia mente.

Se non scrivo più di te, non vuol dire che tu non stia ancora a conversare con quel cantuccio appassionato della mia coscienza.

Se non parlo più di te, non vuol dire che i miei occhi abbiano smesso di scrutarti in lontananza.

Se non ti ascolto più, non vuol dire che la mia anima non stia contando ogni tua sommessa parola.

Se non ti cerco più, non vuol dire che ogni notte non ti ritrovi sempre in quel bosco gelante.

«Se fossimo nati per salvarci da soli?»
«Allora non avremmo dovuto incontrarci.»

E poi scomparvero.

Benedetta Ferrara

A Te.

A te, che stai lottando già da una vita passata.
A te, che impari a conoscerti giorno per giorno e non dici mai di no.
A te, che hai dimenticato cosa sia l’Amore, ma ti vibra il cuore quando osservi un dolce bacio.
A te, che osservi il cielo più delle volte in cui ammiri il tuo viso allo specchio.
È opaco ormai.375833_634911929856955_518303084_n
A te, che sfiori la mano della persona che ami ma non riesci a stringerla più.
A te, che saresti capace di ingoiare l’odio del mondo pur di poter sfiorare la mano della tua persona, almeno una volta.
A te, che regali sorrisi e poi piangi di notte.
A te, che regali sorrisi e poi speri in un cambiamento.
A te, che guardi al futuro con un occhio socchiuso e l’altro serrato.
A te, che guardi al futuro e porti le mani al petto per l’emozione.
A te, che hai paura, ma non lo dici a nessuno.
A te, che speri in un sì, da quell’unica anima.
A te, che ricevere un no significa graffiare la tua anima.
A te, che baci, che stringi forte, che ridi, che piangi, che sogni, che riposi, che osservi con audacia.
A te, dico, sii sempre coraggioso.
Affidati al mondo.

Benedetta Ferrara

NELSON MANDELA continua a lottare nella sua immensità

“Non c’è nessuna strada facile per la libertà.”

Nelson Mandela, il “Madiba” dell’intera umanità, ci ha lasciati il 5 Dicembre 2013, creando un profondo solco nella Terra e consegnandoci ad un Futuro ancora così tanto incerto. Nelson-Mandela-stato-vegetativo Leader politico, primo Presidente del Sudafrica ad esser eletto dopo la fine dell’apartheid e premio Nobel per la pace nel 1993 insieme al suo predecessore Frederik Willem de Klerk, Mandela è l’esempio più eclatante di cosa significhi il termine “Libertà”, quel senso di pienezza spirituale che ti costringe a scappar via seguendo anche il più leggero soffio di vento. Durante i suoi 27 anni di prigionia, accusato ingiustamente di sabotaggio e altri crimini equivalenti al tradimento, facilmente dimostrabili dal governo, Madiba rifiutò qualsiasi offerta di libertà condizionata in cambio di una rinuncia alla lotta armata, anzi studiò, lesse e scrisse, imparando perfettamente la grammatica e il parlato del gergo. “Invictus”, ossia “invincibile”, dello scrittore inglese Henley fu la poesia che, in particolare, gli diede la spinta giusta per continuare a lottare, anche tra le quattro anguste mura della prigione:

“ Dal profondo della notte che mi avvolge,
Buia come un pozzo che va da polo a polo,

Ringrazio qualunque dio esista

Per l’indomabile anima mia.

Nella feroce morsa della circostanza

Non ho esitato né gridato.

Sotto i colpi d’ascia della sorte

Il mio capo è sanguinante, ma non chino.

Oltre questo luogo d’ira e di lacrime

Il solo Orrore delle ombre incombe.

E ancora il minaccioso scorrere degli anni

Mi trova e sempre mi troverà senza paura.

Non importa quanto stretto sia il percorso,

Quanto piena di castighi sia la vita,

Io sono il padrone del mio destino:

Io sono il capitano della mia anima. ”

La sua è stata un’esistenza volta alla piena libertà, anche quando essa era soltanto un miraggio lontanissimo, un gigante della Speranza più vera, la guida più pura per i giovani di ogni dove. Il suo è un grido di lotta che perfora ogni ostacolo, Madiba continuava a mandare messaggi di profonda fiducia per un cambiamento imminente, anche dalle pareti di quella cella che ha vissuto in ogni suo aspetto, “Unitevi! Mobilitatevi! Lottate! Tra l’incudine delle azioni di massa e il martello della lotta armata dobbiamo annientare l’apartheid!”. E’ semplicemente colui che ha saputo cambiare il futuro di intere popolazioni, quelle stesse popolazioni che non riuscivano neanche ad immaginare una vita diversa da quella che ogni giorno erano costretti a sopportare.
Perché loro sopravvivevano, non vivevano. E adesso vivono.
Madiba ha segnato la storia con un sorriso sempre stampato sul suo viso solare e con una mano sempre pronta a lottare. Anche dopo la sua morte ha continuato a fare miracoli.454753083-586x390

A Johannesburg, la città che gli aveva conferito il “Freedom of the City”, la più alta onorificenza cittadina, qualcosa di importante è accaduto il 10 Dicembre, un gesto che è destinato a passare alla storia. Il presidente Barack Obama e il leader Raul Castro, Stati Uniti e Cuba nemici storici, durante la commemorazione dell’icona della pace Nelson Mandela sono arrivati a stringersi la mano. Una coincidenza forse non casuale, ma che ha sconvolto e stupito i media e l’intero mondo. Un semplice ma significativo gesto interamente dedicato ad un uomo che, con una sola parola, è “Immenso”.

Benedetta Ferrara

Immutabile.

«Non posso più ascoltarti in silenzio. Ho bisogno di parlarti servendomi dei mezzi che ho a disposizione, perché le tue flebili parole, a volte così pungenti, mi penetrano nel profondo dell’animo. Mi agito tra l’angoscia e la speranza.
Non è mai troppo tardi, quei sentimenti inestimabili non sono svaniti per sempre. Io mi offrirò a te mille e mille volte ancora, con cuore sempre rinnovato, con occhi impreziositi dalla tua delicata bellezza.
Il mio amore non avrà morte 46645_109918212399544_100001440961347_85332_5946613_nprecoce. Progetto per te, creo per te, tu solo elevi la mia mente.
Non l’hai vista, questa? Ecco a te, una lettera dalle parole dorate che ti incateneranno alla mia penna.
Sai leggermi, e mi accorgo ora di ritrovarmi distesa accanto al tuo corpo perché hai saputo spingerti nei miei pensieri più remoti, così come io faccio dalla mia rinascita.
Tu abbassi la voce, il tuo sguardo cambia, le tue parole mutano, ma solo io so distinguere le sue tonalità, gli altri non riuscirebbero a coglierne nemmeno le vibrazioni più assordanti.
Tu sei capace di vero affetto e costanza, solo tu renderai giustizia all’umanità più cupa.»

Benedetta Ferrara

Immagina.

«Immagina un posto. Vuoi?»
«Proviamo.»
«Semplicemente… Che cosa vedi?»

Il Tempo è dalla mia parte.

Mi voltai un attimo, perché qualcosa aveva sfiorato la mia spalla. Una foglia verde, brillante. Era ancora giovane, nonostante fosse già giunto l’autunno. Quella foglia aveva distratto la mia mente. Era invecchiata, conservando però la sua autenticità. Scivolò pian piano lungo la mia spalla e cadde tra le mie mani.
La fissai. Forse per un secondo. Sembrava mi stesse sorridendo, suggerendomi una risposta che il mio stanco cuore non conosceva.
«Beh… Probabilmente il cielo è sereno, lo vedo dalla finestra già spalancata, è azzurro. Mi piace l’azzurro. Poi osservo una stella, la mia stella, anche se è mattina. Io sono a letto, ho ancora sonno. Il cuscino è più morbido del solito. Mi alzo e accanto a me c’è lei. Dorme ancora, e sorride. Esco dalla casa e mi sento libero. Pienamente.»
«Non ha senso, te ne rendi conto?!»
«E’ il normale corso della vita. Cadi nella trappola del destino, ci combatti e ne esci sconfitto. O almeno così credi, perché da quella sconfitta io ho imparato ad osservare quella stella impercettibile al mattino. Il futuro è un’altra cosa. Lei è il mio passato, ed è per questo che varco quella porta, lasciandola a letto sorridente, mentre io vado alla ricerca della mia nuova strada. Anch’io sorrido, dopotutto. E fuori piove. Ora piove, ma mi bagno i capelli e corro via. Il tempo è dalla mia parte. Guardala… Questa foglia è tra le mie mani.»

Benedetta Ferrara